posted by gibe1 @ 13:01 - mercoledì, 01 luglio 2009
careful poetry
and careful
people
last
only long
enough
to
die
safely.


Charles B.

posted by gibe1 @ 22:46 - venerdì, 26 giugno 2009
Sono stanco: ho cercato di essere un orfano tuttavia colleziono sgradite eredità. Ne ho piene le scatole di dover porre rimedio alle cazzate degli altri, nelle piccole circostanze come nelle immani. Perché? Non mi riguarda, non cerco responsabilità quindi nessuna implicazione. Apatico e indefesso, un affascinate ossimoro.
Forse il problema è che dovrei solo farmi fottere forte, ma i presagi non so dove, ne se, finirebbero.

posted by gibe1 @ 23:16 - martedì, 02 giugno 2009
Ecco il problema dei pensieri colti alla rinfusa: manca sempre un inizio adeguato.


posted by gibe1 @ 22:21 - martedì, 26 maggio 2009
A volte cerco il vuoto ma non riesco nemmeno a percepirlo: sapete come è possibile azzerare i pensieri, zittirli? Riuscite a smettere di pensare di non avere nessun processo mentale in atto?
A cosa serve una stanza sgombra di tutto?

posted by gibe1 @ 22:10 - lunedì, 25 maggio 2009
Avrei voglia di un saluto, ma non di quelli chiamati da lontano, con un braccio che oscilla invitando ad una cortese risposta sincronica.
A bruciapelo, che mi lasci tramortito.

posted by gibe1 @ 20:57 - domenica, 12 aprile 2009
Per alcuni giorni ho sostituito l'interlocutore dei miei pensieri, sino al momento in cui mi sono reso conto dell'assurda incapacità di usufruire di un surrogato: smentito dalla realtà. Le escursioni della fantasia possono essere provocate da gesti di cui non ho piena comprensione: il mio sbaglio è nei perché, l'ignoranza rimane nonostante lo speculare sulle intenzioni, lì si annida il fascino di poterle scambiare per quello che non sono.
Penso ad un numero, nel conto mi aiuto con la punta delle dita: si può sostituire un numero primo? No, l'errore sta nel verbo usato: lentamente si assimila sino a farlo sparire, come l'inchiostro sotto la pelle, smarrito ma non dimenticato.
Lo specchio rimanda ad una immagine inaccessibile, indotta dalle memorie di quelle strade praticate con una ritrosia al limite del paradosso: temo che ognuno abbia un inferno privato, terribile è attraversarlo ritenendo che la solitudine sia parte di esso. Non manca il coraggio del primo passo, mancherebbe il coraggio per affrontare l'eventuale palesarsi di una mediocrità che reputerei incolmabile, quindi inaccettabile.

Osservo
, e per quello che avverto di me stesso ti considero come una proiezione inarrivabile, impraticabile senza ritenere di non poter perdere qualcosa di insostituibile: ma durante un'ascesa, dentro il medesimo spazio percorso, si allagano orizzonti mentre l'aria si fa più rarefatta, e preziosa.
Mauro afferma che alla timidezza a volte si può ovviare con la pagliaccitudine oppure con l'alcool: spesso pratico entrambe le vie di questa teoria con devota dedizione.

posted by gibe1 @ 19:52 - domenica, 15 marzo 2009
Le chiedo, scrive Pessoa, di non fare come la gente comune, che è sempre grossolana: che non giri la testa quando ci incontreremo; né abbia per me un ricordo in cui ci sia spazio per il rancore.

Complimenti Tri: sì, questo è per te. Dove è rimasta ora la curiosità per concedersi un altro giro per un confronto? Non sono qui per compiacere, ma nemmeno per sottrarmi di fronte ad un appunto.
Ed ora fai un piacere a te stessa e a chi ti ha seguito finora: rimani serena e riapri quel che hai privatizzato.

posted by gibe1 @ 23:25 - mercoledì, 11 marzo 2009
Miser Gibe, desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas.

Ma anche:

I cheated myself,
Like I knew I would
I told you I was trouble,
You know that I'm no good.

Mordo il freno, per evitare d'infilare qualche ingenuo punto di domanda.

posted by gibe1 @ 14:08 - giovedì, 05 marzo 2009
"Sì Gibe, ma tu chi preferiresti?"
"Mah, una come la Winehouse."
"Ah, ecco, ti piace il genere belle e dannate."
"Direi di più quelle belle e d'annata..."

posted by gibe1 @ 22:42 - giovedì, 26 febbraio 2009
E' incredibile la quantità di cose che si accumulano nel corso di una vita: incredibile anche la loro inutilità.
Anche il cervello pare non butti via nulla: forse è lì, da qualche parte, fra il ricordo di un viso che non ha mai avuto un nome e una parola di cui perdi sempre il significato.
E' incredibile la quantità di nozioni assurde che si assimilano nel corso di una vita: non scivolano via, è una pioggia dalle gocce di resina.
Quantifico.